martedì 1 marzo 2011

Cina, l'orso non va in Borsa


Proteste sul Web contro l'azienda che estrae la bile dai plantigradi

di Ilaria Maria Sala*

La Cina non è certo nota per le campagne animaliste: così, quando l’azienda Gui Zheng Tang Pharmaceutical ha deciso di fare domanda per essere quotata alla Borsa di Shenzhen (ChiNext, creata per aziende tecnologiche), si aspettava di dover rispondere alle domande dei regolatori finanziari sulla salute del suo bilancio, ma non aveva previsto la reazione infuriata del Web cinese da parte di chi disapprova il suo commercio in bile d’orso.

La bile d’orso, un ingrediente utilizzato in certa medicina tradizionale cinese per preparare tonici per capelli o per aumentare la potenza sessuale maschile, è infatti estratta con sofferenze enormi per gli animali: un catetere viene infilato di volta in volta nella vescica biliare orsina, e dei tagli sono praticati sull’addome delle bestie.

La ferita dove è inserito il catetere viene solitamente lasciata aperta, per maggior praticità all’inserzione successiva, e molti orsi ingabbiati nelle fabbriche di bile soffrono di infezioni tali da portare anche al decesso dell’animale.

Da anni, diversi gruppi portano campagne per salvare gli orsi dalle mani di chi vuole estrarne la bile. Fra queste spicca la Animal Asia Foundation, di Hong Kong, che promuove estese campagne di sensibilizzazione in Cina, facendo adottare gli orsi malati che sono stati strappati alle mani delle fabbriche di bile.

L’allarme, dopo l’annuncio della Gui Zheng Tang, è stato lanciato da Yi Jichun, un giornalista televisivo della provincia meridionale del Yunnan (uno degli habitat naturali degli orsi neri, o orsi luna, cinesi, i più pregiati per la loro bile), che ha messo su sina.weibo.cn (uno dei cloni cinesi di Twitter) un messaggio accorato: «Se la Gui Zheng Tang viene approvata in Borsa, sarà la fine degli orsi». In un solo giorno, il suo appello è stato ritrasmesso 8700 volte e la campagna è esplosa sul Web.

In un comunicato l’azienda farmaceutica aveva annunciato non solo di voler raccogliere capitali in Borsa, ma anche di aver previsto di espandersi in maniera significativa, passando dagli attuali 700 orsi in cattività, a 1200, per raggiungere una produzione annuale di 4000 tonnellate di bile. L’azienda, che sostiene di portare avanti l’estrazione della bile con metodi «poco dolorosi per gli orsi», è la terza più grande del settore in Cina (secondo la Aaf, nel Paese gli orsi ingabbiati in fabbrica per la loro bile sarebbero 10.000). La quotazione ha anche l’obiettivo di estendere il raggio d’azione della società a livello mondiale.

La quotazione in Borsa adesso è in forse: secondo il regolamento della Commissione regolatrice cinese, infatti, se le operazioni di un’azienda sono considerate «contrarie all’interesse pubblico», la sua richiesta di quotazione può essere bloccata. Un portavoce della Commissione ha dichiarato che la richiesta della Gui Zheng Tang sta venendo sottoposta a una nuova revisione, e che una decisione finale non è ancora stata presa

( * da La Zampa.it)

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