lunedì 2 luglio 2012

Diminuisce il consumo di carne. Ma non in Cina


di Fabio Balocco *
 
 “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.
Si potrebbe adottare questa frase tratta dalla magnifica “Canzone del maggio” di De André per tutti coloro che mangiano carne fingendo di non sapere in quali condizioni vengono tenuti gli animali nei grandi allevamenti. Dovremmo anche cambiare il detto “una vita da cani”, in “una vita da maiali” o “una vita da mucche”. Non conosco cani tenuti in queste condizioni, neanche nei canili.
In compenso su internet circolano diversi documentari che testimoniano le pazzesche condizioni di vita o meglio di non-vita in cui vengono tenuti gli animali definiti “da macello”, espressione che è già di per sé programmatica. E ben si può affermare che la morte per loro sia solo una liberazione. “C’è una sola cosa peggiore del morire: il non vivere”.

Se poi non ci concentriamo sul nostro orticello, ma diamo uno sguardo al mondo, allora ci accorgiamo che le cose non vanno poi tanto bene, anzi, c’è da rabbrividire.

Nel 1978 il consumo di carne in Cina era di 8 milioni di tonnellate, un terzo di quello statunitense, che era di 24 milioni di tonnellate. Nel 1992 la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti come paese leader nel consumo di carne a livello mondiale. Oggi il consumo annuale di 71 milioni di tonnellate in Cina è più del doppio di quello degli Stati Uniti. Del consumo di carne cinese i tre quarti sono costituiti da carne di maiale e metà della popolazione mondiale di maiali da allevamento, circa 476 milioni di individui, si trova oggi in Cina.
La carne come simbolo, come cartina a tornasole del raggiunto benessere, esattamente come avveniva nell’Italia del boom economico. Corsi e ricorsi storici. Peccato che l’orbe terracqueo rispetto agli anni sessanta dello scorso secolo stia molto, ma molto peggio. E la carne sia insostenibile, oltre che sotto l’aspetto etico, altresì sotto quello ambientale.

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* dal blog su ilfattoquotidiano.it

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