lunedì 27 febbraio 2012

L’uccisione illegale di uccelli in Europa: avvelenamento e bracconaggio le cause maggiori


BirdLife International e Commissione europea nel 2011 ha condotto diversi studi che, secondo il notiziario dell'Ue "Natura 2000" «Hanno dimostrato che l'uccisione illegale, la cattura e il commercio di specie di uccelli europei continua ad essere un grave problema. Anche se la reale portata del fenomeno è difficile da valutare, proprio in considerazione della sua natura criminale, le notevoli conseguenze esercitate sulla conservazione, soprattutto di alcune specie, sono evidenti».

Ma dagli studi emerge anche un'altra cosa: «Contrariamente a quanto si creda generalmente, queste attività illegali non si limitano a pratiche e tradizioni condotte su piccola scala in alcuni Paesi del Mediterraneo. Oggi, l'uccisione e la cattura illegale di uccelli è stata riscontrata nella maggior parte degli Stati membri dell'Ue e, in alcuni casi, è diventata un'attività criminale a scopo di lucro altamente organizzata».

Nel luglio 2011, il Game Fund (la polizia venatoria) di Cipro ha organizzato, una Conferenza europea nell'ambito della Convenzione di Berna, per capire la portata del problema e come affrontarlo. "Natura 2000" riporta alcune delle raccomandazioni approvate nel meeting cipriota: «Differenti tipologie di attività illegali. La direttiva Uccelli stabilisce un sistema generale di protezione di tutte le specie di uccelli naturalmente presenti nell'Unione europea. In particolare, ne proibisce la cattura e l'uccisione deliberata, la distruzione o la rimozione di nidi e uova, e la detenzione di esemplari, vivi o morti, per la vendita. Alcuni metodi di uccisione in massa o non selettivi, come ad esempio ‘reti giapponesi' (mist-nets) e bastoncini di vischio, sono considerati illegali e sono elencati nell'allegato IV della Direttiva. Esistono tuttavia diverse eccezioni a questa regola generale. La caccia, ad esempio, è chiaramente riconosciuta come attività legittima. La Direttiva Uccelli consente, in conformità ai principi di una saggia utilizzazione, la caccia di 82 specie di uccelli di cui all'allegato II. Alcune specie elencate nell'allegato III, inoltre, possono essere vendute o detenute a scopo di vendita. È infine prevista la possibilità di derogare al regime generale di protezione per altre specie, per esempio al fine di prevenire gravi danni alle colture,al bestiame, ai boschi, alla pesca ... Tutte le attività esercitate non in conformità con tali disposizioni sono illegali».

I due studi Ue e BirdLife hanno identificato diverse pratiche illegali, la più importante della quale, sia per dimensioni che per impatto sulla salvaguardia dell'avifauna, «E' l'uso del veleno. In molte parti d'Europa, uccelli, soprattutto rapaci, vengono deliberatamente avvelenati poiché percepiti come competitori (perché ad esempio mangiano piccola selvaggina) o "problematici" (es. danneggiando le attività di pesca o l'allevamento del pollame, ecc ...). Alcuni vengono anche uccisi involontariamente da esche avvelenate destinate ad altre specie, come volpi o roditori». Secondo BirdLife, «Questa pratica illegale, negli ultimi 10 anni, è in aumento in 9 Paesi». I dati del ministero dell'ambiente, degli affari rurali e marini della Spagna dicono che «Negli ultimi 10 anni sono stati avvelenati 2.350 nibbi bruni e reali, 2.146 grifoni, 639 urubù dalla testa nera, 348 capovaccai, 114 aquile imperiali spagnole, 40 gipeti», impatti che hanno un forte effetto sulla salvaguardia di specie protette e rare. « L'avvelenamento è la ragione principale per la quale il nibbio reale è considerato a rischio di estinzione in Spagna», sottolinea "Natura 2000"

La seconda attività illegale più praticata è la cattura o l'uccisione degli uccelli selvatici per il commercio. «Si va dalla cattura e l'uccisione di specie protette da parte di cacciatori di trofei, collezionisti di uova, o falconieri, ecc ... alla cattura su larga scala di piccoli uccelli, in particolare fringuelli, allodole, capinere, zigoli, ecc ... operata da ristoratori senza scrupoli che li servono come prelibatezze locali Spiegano Ue e BirdLife - L'impatto ecologico è aggravato dai metodi illegali di cattura indiscriminata utilizzati, come reti e vischio». Nel 20011 a Cipro in solo due distretti dell'isola sarebbero stati catturati oltre 1,4 milioni di uccellii utilizzando». Secondo il notiziario natura e biodiversità della Commissione europea «E' ormai evidente che l'uccisione e la cattura illegale di uccelli selvatici è diventata un'attività criminale altamente organizzata» per BrdLife, «Raggiungerebbe un mercato di oltre 10 milioni di euro all'anno all'anno. È pertanto ormai obsoleta la percezione comune che vede l'uccisione illegale di uccelli come un problema su piccola scala per lo più legato a costumi e tradizioni locali».

Quali sono le possibili soluzioni a questa strage? "Natura 2000" è convinta che «La criminalità legata alla cattura e all'uccisione illegale di uccelli in Europa è una questione complessa alla base della quale risiedono diversi motivi sociali,economici e ambientali. Ciò rende il fenomeno particolarmente difficile da controllare e sradicare. Mentre l'obiettivo principale rimane una migliore garanzia di applicazione della legge a livello nazionale, vi è anche un importante ruolo che le Ong, così come la Commissione, possono svolgere per contribuire ad eliminare tali attività illegali. Uno dei compiti più urgenti è quello di incoraggiare una maggiore consapevolezza del problema, non solo da parte dei principali stakeholder o dei cittadini, ma anche delle forze dell'ordine, giudici e altri responsabili politici». Ma c'è un grosso problema: «A giudicare dal basso numero di condanne, e dalle misere ammende ad esse associate, è chiaro che queste attività illegali sono ancora troppo spesso trattate come reati minori piuttosto che gravi reati. Questo atteggiamento deve cambiare se si vuole avere una reale possibilità di affrontare la questione».

Ue e BirdLife pensano che «Ong, gruppi di cacciatori e autorità possono svolgere un ruolo non solo nella sensibilizzazione a questo problema sia a scala nazionale che locale, ma anche nello sradicamento e denuncia delle pratiche illegali. I cacciatori, in particolare, hanno interesse a garantire che non si confondano le pratiche di caccia legale con attività illegali».

U n'altra priorità sarebbe quella di «Garantire una migliore applicazione della legge così com'è. Una possibilità è quella di creare una migliore comprensione da parte dei funzionari di polizia delle questioni in gioco e del motivo per il quale siano considerate un problema, ad esempio attraverso programmi di formazione mirati o la condivisione di esperienze tra le diverse unità di altre regioni o Paesi. È anche necessario fare pressioni per ottenere maggiori risorse da dedicare alla creazione di unità specializzate nei crimini contro la fauna selvatica e raccogliere informazioni sulle operazioni illegali. Imporre pesanti multe e pene può anche fungere da forte deterrente. Si possono creare gruppi di dialogo con gli stakeholder locali al fine di evidenziare il problema e ottenere il loro supporto per lo sradicamento di tali pratiche illegali».

La Commissione europea ricorda di aver finanziato una serie di progetti Life per contrastare l'uccisione illegale e il commercio di uccelli in diversi Paesi e sta anche valutando diverse strategie «Per aumentare ulteriormente la consapevolezza e condividere le migliori pratiche tra i Paesi, ad esempio inserendo il tema nell'ordine del giorno del Forum annuale Europeo dei Giudici per l'Ambiente o organizzando sessioni di formazione per i giudici».

da greenreport, 27 febbraio 2012

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