mercoledì 30 novembre 2011

LAV contro la prepotenza dei Circhi


COMUNICATO LAV TORINO - 28 novembre 2011

La prepotenza dei circensi danneggia anche il decoro urbano con una incredibile quantita' di manifesti abusivi. appello della LAV alle autorita' affinche' siano applicate le sanzioni di legge e rimosse le pubblicita' illegittime.

Un nuovo circo carico di animali esotici è giunto a Torino. A nulla, o quasi, sono infatti servite, fino ad oggi, le petizioni e l'indignazione di migliaia di torinesi che da anni chiedono al Consiglio comunale di stabilire, come sempre più Comuni stanno facendo, la fine di questa anacronistica forma di intrattenimento basato sulla sopraffazione, nella nostra città. Oltre alla insensata prigionia forzata degli animali, *il circo* in questione ha portato con sé anche l'arroganza con la quale *ha imbrattato l'intera città e i territori circostanti con un'inedito quantitativo di manifesti abusivi*, in barba ad ogni norma sull'affissione…

"Si ricordi che gli animali del circo, anziché vivere liberi nel proprio ambiente, sono costretti a viaggiare tutta la vita al solo scopo di esibirsi in esercizi e movimenti del tutto estranei alla loro natura, in condizioni di prigionia, senza la possibilita di soddisfare le più elementari necessità. Come dimostrano innumerevoli filmati e testimonianze, il solo addestramento capace di ottenere tale obbedienza consiste nell'indurre la paura del dolore fisico e nella privazione del cibo".

Inoltre, *chiunque effettui un'affissione per pubblicizzare un'attività *(associazioni di volontariato comprese) *è normalmente tenuto a farlo nei limiti degli spazi consentiti*, a fronte peraltro di tariffe ragguardevoli. Non si vede quindi perché dovrebbe essere tollerato che i circhi lo facciano abusivamente…


Si invitano, pertanto, i cittadini a *segnalare alla Lav (al numero 011746392 o via mail lav.torino@lav.it) ogni affissione presente in luoghi non consentiti*, come ringhiere, fermate d'autobus, paline, bidoni della spazzatura, spartitraffico, oppure sulle vetrine dei negozi quando le
locandine sono prive di timbro del Comune, etc. La documentazione verrà prontamente inoltrata agli uffici competenti della Polizia Municipale al fine di *sollecitare l'accertamento delle violazioni
segnalate, applicare le sanzioni di legge previste e* *recuperare l'evasione contributiva* di tali affissioni, addebitando ai responsabili le spese di rimozione.

*LAV Lega Anti Vivisezione* Sede Provinciale di Torino
Tel. 011746392

domenica 27 novembre 2011

Conosciamo meglio il gufo comune!


Nonostante viva di notte e si mimetizzi bene durante il giorno, mentre dorme nell’incavo di un albero o in un rudere, spesso d’inverno, magari illuminato dai fari di un’auto, riusciamo a vederlo: in campagna ma anche in città! Lo riconosciamo dai caratteristici ciuffi sulle orecchie e dai sui grandi occhi gialli …

…Gli occhi ci guardano fissi perché il gufo non può muoverli, aumenta invece il suo campo visivo grazie al movimento del collo che può ruotare quasi fino a 360°. Per questa peculiarità e per le sue abitudini notturne da alcuni viene erroneamente considerato come “un uccello del malaugurio”. Ma se ripercorriamo storie e leggende dei secoli scorsi vediamo come il Gufo fosse simbolo di saggezza e sapienza, caratteristica rimasta in molte fiabe per bambini… per questo è recentemente tornato di moda come portafortuna!
Ma perché d’inverno è più facile vederlo? Perché da dicembre a febbraio i gufi trascorrono il loro tempo appollaiati sullo stesso albero in gruppi anche di 40-50 esemplari, per poi disperdersi nuovamente per iniziare la nidificazione. Questo comportamento sembra sia determinato dalla necessità, per questa specie migratrice, di scambiarsi informazioni utili ad affrontare un posto nuovo. Di notte i gufi lasciano i dormitori per cacciare i roditori, spingendosi a volte vicino alle abitazioni. In questi casi potrete sapere di avere come vicino un gufo anche dal suo "uh...uh...uh".

da LIPU ( foto D. Pansecchi )

mercoledì 16 novembre 2011

Chiudere Green Hill - Manifestazione nazionale


Chiudere Green Hill! sabato 19 novembre ore 15

Corteo nazionale a Montichiari (BS)


L ’allevamento lager di Green Hill (dove sono tenuti 2500 cani beagle destinati ai laboratori di vivisezione) sembra prossimo alla chiusura. Alla proteste contro la fabbrica di beagle si sono aggiunti problemi legali e irregolarità amministrative, che hanno provocato una istanza di chiusura (oltre a numerosi appelli pubblici e lettere di protesta dal mondo animalista), che è responsabilità del sindaco di Montechiari, Elena Zanola.

La protesta non si limita alla chiusura dell’allevamento: “Come per le precedenti iniziative organizzate dal Coordinamento Fermare Green Hill, anche il 19 novembre vorremmo che dal corteo trasparisse in modo chiaro il motivo per cui scenderemo in strada: la chiusura di Green Hill e la fine della vivisezione. Con un chiaro messaggio antispecista che, pur partendo da una problematica che tocca i cani, animali d’affezione per i quali nella società c’è maggiore empatia, parli della condizione di tutti gli animali sottoposti a sperimentazione nei 600 laboratori italiani”.

19 NOVEMBRE 2011 – CORTEO NAZIONALE CONTRO GREEN HILL E CONTRO LA VIVISEZIONE
Ritrovo e concentramento ore 14 in piazza del Municipio, Montichiari (BS)
Partenza corteo ore 15.00

Per informazioni sul corteo: http://www.fermaregreenhill.net/

martedì 15 novembre 2011

5 milioni di vegetariani in Italia

Diversi i motivi di questa scelta.
Cresce l’esercito dei vegetariani italiani. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes sono cinque milioni i connazionali che hanno scelto di eliminare dalla propria dieta carne e pesce e lo 0,4% di essi ha deciso di fare a meno anche di uova e latte abbracciando la dieta vegana.

Il dato è stato presentato nelle scorse settimane da Leonardo Pinelli, vicepresidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Questa la situazione in Italia: a scegliere la dieta vegetariana sono soprattutto le donne (72,% contro 5,3% degli uomini) e tra le fila dei vegetariani si contano anche numerosi giovanissimi (il 13,5% ha un’età compresa tra i 18 e i 24 anni).
I perché di una scelta così radicale sono di diversa natura. Per quasi la metà dei vegetariani una dieta senza carne fa bene alla salute e non è una teoria senza fondamento. Sono sempre più numerose le ricerche scientifiche che confermano che consumare meno carne rossa a vantaggio di frutta e verdura possa ridurre il rischio di sviluppare alcune malattie.
Risale a pochi mesi fa uno studio della ong britannica World Cancer Research Fund che ha rivelato come la metà dei tumori all’intestino si potrebbe evitare semplicemente limitando a 500 grammi alla settimana il consumo di carne rossa. La ricerca ha riesaminato 24 studi condotti in materia e ha confermato che il 43% dei casi di tumore all’intestino sarebbero collegati direttamente ad una scorretta alimentazione.

Ma i motivi che spingono ad eliminare la carne non sono legati solo ai rischi per la salute. Un cospicuo 44% dei vegetariani ha scelto di fare a meno della carne soprattutto per un’ideologia animalista. E gli altri?
Accanto a queste due motivazioni cresce chi è convinto che mangiare meno carne si traduca in un minore inquinamento. Un’alimentazione che privilegia i prodotti offerti dalla natura sarebbe più ecosostenibile e avrebbe un minore impatto ambientale. Anche questa teoria trova largo consenso negli studi più recenti.
Uno studio pubblicato su World Watch magazine e firmato dagli studiosi nordamericani Robert Goodland e Jeff Anhang ha posto l’accento proprio sull’impatto ambientale degli allevamenti di bestiame: quasi la metà dei gas serra prodotti dall’uomo viene emessa dagli allevamenti industriali di bestiame per complessivi 32,6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio prodotti ogni anno.

Alle stesse conclusioni è giunto anche uno studio di Cristopher Weber dell’Università Carnegie Mellon dal quale è emerso che il trasposto del bestiame e dei prodotti incide sulle emissioni di gas serra solo per l’11%, mentre produzione agricola o industriale incidono per l’83%.
I dati sono il risultato di un’analisi che ha tenuto conto della produzione di gas serra a carico degli allevamenti, ma anche del metano prodotto dal metabolismo degli animali e dagli ossidi di azoto rilasciati dai fertilizzanti utilizzati per la produzione dei foraggi.

Un commento del dott. Alessio Franco Dietista, esperto in nutrizione applicata allo sport www.dietistionline.it

Anche in campo sportivo l’attenzione per una dieta vegetariana è in aumento. Sono sempre di più gli atleti, sia amatoriali che professionisti, che decidono di rinunciare a mangiare carne e pesce. Bisogna dire che, se per una persona con un normale stile di vita adattarsi a questo tipo di regime alimentare non è sempre cosa facile, per uno sportivo può in alcuni casi essere veramente complicato. Un atleta, infatti, ha un bisogno maggiore di fonti proteiche rispetto a chi ha una vita sedentaria, soprattutto in chi pratica sport di potenza, dove mantenere un’elevata massa muscolare potrebbe (perché non sempre è così) comportare un’elevata assunzione di carne.

Se è vero che anche i cereali, ed in particolare i legumi, apportano discrete quantità di proteine, queste ultime, essendo di origine vegetale, non sono ad alto valore biologico come quelle di origine animale e quindi mi si passi il termine 'meno buone' per il trofismo muscolare. Inoltre una carenza di vitamina B12, presente significativamente solo in cibi di origine animale, può portare ad anemie con gravi conseguenze per l’organismo.
Va detto, però, che se parliamo di vegetarianismo non escludiamo tutte le fonti di origine animale, infatti i vegetariani includono nella loro dieta sia latte che uova, entrambi con un’ottima presenza di proteine ad alto valore biologico. La maggior parte degli integratori proteici per sportivi è ricavata da proteine del latte (siero e caseina) e dall’uovo (albumina). Discorso a parte va fatto per i vegani, che non mangiano niente di origine animale: per loro seguire un regime alimentare adatto a praticare uno sport ad alto livello è veramente impresa ardua, specialmente se la loro disciplina richiede delle masse muscolari molto sviluppate.

( da paginemediche.it 14 novembre 2011)

Pellicce, LAV: più trasparenza con l’etichetta obbligatoria

di Maria Falvo *

Più “trasparenza” sulle pellicce, per distinguere quelle realizzare con pelliccia animale e quelle con pelliccia finta: presto finalmente i consumatori italiani ed europei avranno a loro disposizione questa importante informazione. Infatti sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è stato pubblicato il Regolamento UE 1007/2011 che, all’articolo 12, dispone: “La presenza di parti non tessili di origine animale nei prodotti tessili è indicata con la frase “Contiene parti non tessili di origine animale” sull’etichetta o sul contrassegno di tali prodotti al momento della loro messa a disposizione sul mercato”.
E inoltre: “L’etichettatura o il contrassegno non sono fuorvianti e sono presentati in modo che il consumatore possa facilmente comprenderli”.
Tale dicitura si applica ai prodotti tessili (ovvero qualsiasi tipo di prodotto composto da almeno l’80% in peso di fibre tessili), a prescindere dal quantitativo di pelliccia, pelle o piume contenute negli stessi.

L’etichettatura obbligatoria si applicherà ai nuovi prodotti immessi sul mercato a partire dall’8 maggio 2012, quindi a tutti i prodotti delle nuove collezioni di abbigliamento (accessori compresi) che contengano pelliccia, piume o pelle, mentre i prodotti immessi sul mercato prima dell’8 maggio 2012 potranno essere commercializzati senza etichettatura sino al 9 novembre 2014.

“Grazie al nuovo provvedimento comunitario, in Italia e in Europa i consumatori potranno essere consapevoli di cosa stanno acquistando e orientarsi senza errore verso prodotti fur-free, evitando così di contribuire alla sofferenza e all’uccisione di tanti animali – spiega Simone Pavesi responsabile LAV campagne antipellicce – Si tratta di un traguardo cui ha contribuito la LAV, con le altre associazioni animaliste componenti della coalizione internazionale Fur Free Alliance, proponendo e dando sostegno a specifici emendamenti quando il nuovo Regolamento era ancora in discussione presso la Commissione UE per il Mercato Interno e la Tutela del Consumatore”.

Naturalmente oltre ad diritto dei consumatori a conoscere le caratteristiche del prodotto che stanno acquistando, non bisogna dimenticare che quando si parla di pellicce in gioco ci sono le sofferenze e la vita di milioni di animali allevati, ma in parte anche catturati in natura, per produrre capi dove la presenza di pelliccia animale non è, evidentemente, una necessità. Si tratta, purtroppo, di una produzione di cattivo gusto, uno squallido business per chi non ha scrupoli.

* da Ecquo - per maggiori informazioni: www.lav.it 3 novembre 2011

giovedì 10 novembre 2011

Carrara: "MondoCaccia", esplode la protesta


A CarraraFiere, che si terrà dal 25 al 27 novembre, è prevista anche una manifestazione sull'attività venatoria. Si tratta di "MondoCaccia" (in contemporanea si tiene anche "MondoPesca"), il primo salone dedicato all'arte venatoria e alle tecniche moderne con dimostrazioni come la falconeria e convegni sui temi di attualità- informano gli organizzatori.

«Guardare nella "giusta direzione della caccia", una caccia tradizionale, perché legata alla cultura rurale, e sostenibile in quanto condotta con criteri di scientificità».

Diamo notizia di questa iniziativa indirizzata al mondo venatorio ma che cerca un confronto anche con chi non è cacciatore e forse anche con chi contesta aspramente questa pratica, proprio perché alla redazione di greenreport sono arrivate decine di mail di protesta.

Molti sono animalisti che puntano il dito contro "una minoranza che stermina milioni di animali, specula sadicamente sulla loro vita..." ma viene anche evidenziata l'inopportunità del sostegno da parte delle amministrazioni pubbliche ed anche enti privati "ad iniziative diseducative e violente".

In sintesi viene avanzato l'invito a boicottare tutta la rassegna e chi la promuove nelle varie forme. CarraraFiere è organizzata da Carrarafiere S.R.L., società costituita nel 2005, partecipata al 100% da Internazionale Marmi e Macchine Carrara S.p.A. che si occupa della gestione del complesso e delle attività fieristiche sia dirette che organizzate da società private.

Gli enti pubblici comune di Carrara, provincia di Massa Carrara e Regione Toscana hanno fornito il patrocinio all'iniziativa assumendosi in questi limiti, immaginiamo, le responsabilità di quanto viene realizzato.

da Greenreport 9 novembre 2011

sabato 5 novembre 2011

Roma: per fermare la caccia alle balene


5 novembre "Anti-whaling day"

Sabato presidio a Roma davanti all'ambasciata giapponese

Chiudere definitivamente con il massacro dei cetacei. è quanto chiederanno l'Enpa e altre associazioni animaliste al governo nipponico, in occasione della giornata mondiale di protesta contro la caccia alle balene, in programma il 5 novembre, giorno in cui le baleniere giapponesi inizieranno il massacro.

Per l'occasione, gli attivisti della Protezione Animali presidieranno, a partire dalle 10, l'ambasciata del Giappone a Roma. «Ogni anno le navi giapponesi sconfinano nelle aree protette, i santuari dell'Oceano Antartico, dove uccidono migliaia di animali appartenenti a specie particolarmente protette - spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa.

Secondo alcune stime, arrotondate per difetto, si ritiene che dal 1986 ad oggi sono circa 20mila i cetacei uccisi dai nipponici». Ufficialmente, ricordano gli animalisti, la caccia alle balene š vietata. Il Giappone, tuttavia, aggira il divieto con il pretesto della «ricerca scientifica». E il governo australiano nei mesi scorsi ha denunciato il Giappone al Tribunale Internazionale dell'Aja. Secondo l'Australia infatti le balene, oltre a essere specie particolarmente protette, non sono propriet. di alcuno stato. Da qui la richiesta australiana di aprire la procedura per il via libera a sanzioni contro il governo di Tokyo. Sanzioni che dovrebbero avere un effetto non soltanto punitivo ma, soprattutto, deterrente per dissuadere le baleniere nipponiche dal compiere ulteriori massacri

da La zampa.it 3 novembre 2011

giovedì 3 novembre 2011

Rapporto 2011: dalle zoomafie un giro d'affari illegale di 3 miliardi di euro l'anno

Corse clandestine di cavalli, combattimenti, 'Cupola del bestiame' e sofisticazioni alimentari. E ancora: contrabbando di fauna esotica, pesca illegale, traffico di cuccioli e business dei canili. Molte centinaia di migliaia di animali ogni anno finiscono nelle mani criminali della zoomafia, per un giro d'affari illegale di circa 3 miliardi di euro.

I numeri la dicono lunga anche buttando un occhio alle Procure italiane, dove un nuovo fascicolo ogni 2 ore viene aperto per reati contro animali. A fotografare il fenomeno è il Rapporto Zoomafia 2011 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell'Osservatorio della Lav sul tema.

La Zoomafia si presenta sempre più come un fenomeno parcellizzato tra ormai 'storiche' illegalità - truffe nell'ippica e corse clandestine di cavalli, macellazioni clandestine, abigeato, bracconaggio e pesca illegale, lotte tra cani, business canili - e nuove frontiere criminali: in particolare, i traffici di animali via internet e il traffico di cuccioli. Il Rapporto della Lav fa il punto su ogni capitolo della complessa realtà delle zoomafie. Partendo da un 'classico' crimine che assorbe ben un terzo del giro d'affari complessivo: le corse clandestine di cavalli con relative scommesse, un business da ben un miliardo di euro.

Dodici le corse clandestine di cavalli bloccate dalle forze dell'ordine, 129 persone denunciate, 62 cavalli sequestrati: un'emergenza zoomafiosa ancora più impressionante se, oltre ai dati del 2010, si prende in considerazione i fenomeno nel lungo periodo. In tredici anni (1998 al 2010), da quando la Lav ha iniziato a raccogliere i dati per il Rapporto Zoomafia, sono state denunciate 2.997 persone, sequestrati 1.032 cavalli e 92 corse clandestine bloccate.

Cavalli massacrati, macellati, fatti a pezzi e gettati nella spazzatura o uccisi sulla strada dopo una gara illegale. Dietro le corse clandestine di cavalli c'è anche questo, la strage di cavalli morti sulle strade o feriti gravemente a seguito di incidenti e finiti sul posto. Ma cavalli e corse clandestine viaggiano anche sul web: in rete ci sono centinaia di video con le sfide tra cavalli costretti a correre su fondi stradali disagiati. Molti video hanno addirittura la colonna sonora di canzoni neomelodiche dedicate ai cavalli e alle corse clandestine. Migliaia i contatti.

Il business dei canili e del traffico di cani ammonta invece a 500 milioni di euro. Resta stabile, confermando l'allarme lanciato da tempo, il business legato alla gestione di canili ''illegali'' (strutture spesso sovraffollate e inadeguate sotto l'aspetto igienico-sanitario e strutturale) così come il business sui randagi, che garantisce agli sfruttatori di questi animali introiti stimati intorno ai 500 milioni di euro l'anno, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili. Nel 2010 sono stati sequestrati numerosi canili abusivi: da Bari a Rieti, da Taranto a Napoli, da Caserta a Messina.

Gli interventi e le operazioni di contrasto contro l'importazione illegale di cuccioli dai paesi dell'Est hanno portato in due anni, solo in base alle notizie di stampa, al sequestro di oltre mille cuccioli, centinaia di microchip-trasponditori e libretti sanitari, farmaci, dispositivi medici. L'importazione illegale di cuccioli, infatti, vede attivi gruppi organizzati, che fanno uso di modalità operative raffinate, e che hanno reti di appoggio e connivenze. Intanto sono arrivate le prime sentenze di condanna contro i trafficanti.

La Cupola del bestiame muove invece un malaffare da 400 milioni di euro, con falsificazione di documenti sanitari, associazione per delinquere, contraffazione di sostanze alimentari, macellazione clandestina, abigeato e doping: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2010 per un business che non sfugge al controllo della criminalità organizzata. Si attesta invece sui 500 mln di euro il contrabbando di fauna e la biopirateria, che vede un traffico di animali e piante rare che non si ferma, anzi: secondo l'ultimo rapporto del servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, sarebbe addirittura in aumento.

Proseguono, poi, i combattimenti tra animali, un crimine dal valore di 300 milioni di euro, denuncia il Rapporto. E non si ferma l'uso di animali a scopo intimidatorio, che vede tra i suoi ignari protagonisti addirittura un pitone albino di tre metri, usato per nascondere cocaina purissima e minacciare i rivali. Altro capitolo delle Zoomafie il 'malandrinaggio' di mare, un malaffare da 300 milioni di euro che vede il mare saccheggiato da organizzazioni criminali dedite, ad esempio, alla pesca di frodo con esplosivi, alla raccolta di datteri e ricci di mare destinati al mercato clandestino di ristoratori e consumatori compiacenti, alla pesca illegale di tonno rosso.

Altro protagonista del Rapporto Zoomafie, con un ruolo di prim'ordine inevitabile nell'era digitale, il web: i numeri sono allarmanti e i principali modi di utilizzo di internet per attività illegali contro gli animali sono la diffusione di immagini e video relativi ad uccisioni e atti di violenza, il commercio e traffico di animali, la raccolta di scommesse su competizioni, la promozione di attività illegali a danno di animali, le truffe e raggiri con il loro uso fittizio.

I dati delle Procure italiane attestano un nuovo fascicolo ogni due ore per reati a danno di animali, con 2.160 procedimenti sopravvenuti nel 2010 nel 40% delle Procure che hanno risposto alla Lav. "E' opportuno ricordare - sottolinea inoltre Troiano - che il numero dei reati ufficiali rappresenta solo una parte di quelli effettivamente compiuti. Molti reati, infatti, pur essendo stati commessi restano, per motivi vari, nascosti e non vengono registrati. Naturalmente, la quota di reati nascosti sul totale di quelli reali - il cosiddetto numero oscuro - varia a seconda del tipo di reato, soprattutto in funzione della sua gravità. Il reato di maltrattamento di animali per sua natura ha un numero oscuro altissimo".

I reati più diffusi sono quelli previsti dalla normativa sulla protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio. Ma si tratta di fattispecie diverse non riconducibili tutte, stricto sensu, all'attività venatoria, poichè sono compresi, oltre ai classici reati commessi nella caccia o nel bracconaggio, anche i reati di vendita e commercio di fauna selvatica, di detenzione di specie particolarmente protette, di detenzione di animali appartenenti alla tipica fauna stanziale alpina della quale è vietato l'abbattimento, di detenzione di specie nei cui confronti la caccia non è consentita.

Stilando una classifica dei reati, dai dati si evince che la Procura con meno procedimenti per reati contro gli animali è quella di Mondovì (Cuneo) con un solo procedimento per maltrattamento di animali. La Procura con il maggior numero di procedimenti sopravvenuti nel 2010, sempre in base al campione del 40% analizzato, è invece quella di Bergamo, con ben 73 procedimenti per uccisione di animali, 31 per maltrattamento, 34 per abbandono e detenzione incompatibile e 67 per reati venatori. Ciò non vuol dire, ovviamente, che in quella provincia si maltrattino più animali, ma solo che sono stati aperti

da : Vigilanzambientale.it 3 novembre 2011

martedì 25 ottobre 2011

Pelo & Contropelo: uscito il numero 4


E' uscito il numero 4 di Pelo & Contropelo periodico animalista:
www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20111006.pdf



Come supplemento
la conferenza tenuta lo scorso 23 giugno a Scarmagno (TO) dal Dott. Stefano Cagno, dirigente medico presso l’Ospedale Civile di Vimercate (Monza e Brianza). Un’analisi obiettiva e scientifica che offre interessanti informazioni e spunti di riflessione in tema di vivisezione. www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_suppl_20111006.pdf

Per scaricare i numeri precedenti del giornale:

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20100701.pdf n. 1/2010

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20101002.pdf n. 2/2010

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110103.pdf n. 1/2011

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110404.pdf n. 2/2011

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110705.pdf n. 3/2011



E' possibile seguire e iscriversi al gruppo Facebook di Pelo & Contropelo

venerdì 21 ottobre 2011

Lodi: si può fare il Palio anche senza cavalli ..


Allarme Rinoceronte: il commercio illegale del suo corno lo sta portando sull’orlo dell’estinzione

di Elisabetta Carlin *

Nel 2011 l’Organizzazione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) lancia l’allarme e parla di serio rischio di estinzione che minaccia tutte e 5 le specie di rinoceronte rimanenti al mondo. Le specie di Java e Sumatra sono criticamente minacciate, mentre il rinoceronte nero e quello bianco, presenti in Africa, stanno subendo il più grave attacco di bracconaggio della loro storia (dai 13 esemplari uccisi nel 2007 ai 333 esemplari morti nel 2010).

La causa di ciò è ovviamente la richiesta sempre maggiore del corno di questi animali, costituito da semplice cheratina, la stessa sostanza di cui sono composte le nostre unghie ed i nostri capelli, che viene usato nella medicina tradizionale asiatica e sul mercato ha un valore di 10.000 dollari al kilo. L’Interpol stima che il commercio illegale di animali o di parti di essi è il terzo business più redditizio al mondo, preceduto solo dal traffico di armi e di droga.

I numeri del massacro dei rinoceronti sono impressionanti ma spiegano perfettamente il problema: nel 1970 la popolazione di questi pachidermi africani ammontava a 70.000 esemplari. Nel 2007 questo numero è sceso drasticamente a quota 11.000. Quest’anno sono già stati uccisi 225 esemplari, ma questo numero sconcertante è in continua crescita, anche a causa dei mezzi sofisticati, come elicotteri, armi automatiche e binocoli infrarossi usati dai bracconieri per ucciderli. Per far fronte a questo sterminio incontrollato, le autorità sudafricane hanno impiegato anche le forze militari, ma purtroppo i dati confermano una crescita esponenziale del triste fenomeno, anche a causa delle scarse risorse finanziarie ed umane delle riserve naturali e, della corruzione di coloro che dovrebbero proteggere e pattugliare queste aree.

Il governo sudafricano è arrivato addirittura a pensare di legalizzare la vendita del corno di rinoceronte, poiché crede che ciò diminuirebbe drasticamente le possibilità di guadagno sul mercato nero, rendendo meno conveniente l’attività di bracconaggio. Anche in Italia il problema della mattanza dei rinoceronti è particolarmente sentita e proprio in questi giorni si svolge in tutto il paese un ciclo di conferenze organizzate dal Parco Natura Viva di Verona, in collaborazione con l’A.I.E.A. (Associazione Italiana Esperti d’Africa) e con l’ IAPF – (International Anti Poaching Foundation), per sensibilizzare il mondo scientifico riguardo il rischio di estinzione di questo meraviglioso animale, ma anche per far conoscere gli sforzi che si stanno compiendo in Sud Africa per la sua salvaguardia e le strategie di gestione che vengono impiegate giornalmente per la lotta contro questo sterminio.

Poiché la natura è un equilibrio perfetto, costituito da più componenti che convivono e si sostentano a vicenda, la scomparsa del rinoceronte comprometterebbe la vita di molte altre specie presenti sul territorio africano, senza contare che avrebbe ripercussioni anche sulla risorsa economica e di sviluppo sociale più importante del continente nero: il turismo ecologico. E’quindi fondamentale agire finchè si è ancora in tempo per scongiurarne l’estinzione.

(Le date delle conferenze sono: 13/10/2011 Torino, Museo di Scienze Naturali; 14/10/2011 Genova Acquario; 15/10/2011 Milano, Museo di Storia Naturale; 16/10/2011 Verona,Parco Natura Viva; 17/10/2011 Firenze, Museo della Specola; 18/10/2011 Roma, Museo Civico di Zoologia.

Per maggiori informazioni: www.espertiafrica.it e www.parconaturaviva.it ).

* da Scienze-Naturali.it 16 ottobre 2011

martedì 18 ottobre 2011

Sperimentazione animale: un immenso equivoco


Comunicato di EQUIVITA del 18 ottobre 2011

In seguito ai commenti letti sulla manifestazione di “Fermare Greenhill” dello scorso fine settimana, il Comitato Scientifico EQUIVITA tiene, esprimendo il suo pieno appoggio all’iniziativa degli attivisti, ad aggiungere quanto segue:

Un immenso equivoco, sovente interessato, ci illustra il dibattito sulla sperimentazione animale (o vivisezione), solo quale problema etico, mettendoci nell’apparente necessità di scegliere tra la difesa dei diritti degli animali e quella della ricerca scientifica. Il polverone che viene sollevato tiene sempre nascosta una questione fondamentale (che sta a cuore a tutte le parti in causa, perché riguarda la salute umana): hanno un valore scientifico i test fatti sugli animali (che al 75% riguardano la tossicità delle sostanze)?

La maggioranza degli scienziati indipendenti oggi dichiara “no
”.

Già nel 2007 il NRC, Consiglio Nazionale delle Ricerche US, esprimeva la necessità di un cambiamento radicale nelle prove di tossicità che dovevano “essere trasferite dall’animale alle cellule in vitro, per garantire maggiore scientificità nella valutazione degli effetti delle sostanze chimiche sulla salute e l’ambiente” (e i maggiori Enti di controllo US hanno accolto tale indicazione firmando un accordo nel corso del Congresso annuale dell’AAAS (Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze),)

Successivamente “Nature”, tra i molti articoli di sostegno al nuovo paradigma, riportava il 10/11/05, in un editoriale: “Gli scienziati dell’ECVAM, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, sostengono che i test su animali sono altamente inaffidabili, che i metodi sostitutivi miglioreranno le valutazione di tossicità e che è d’obbligo mettere in evidenza la maggiore predittività dei nuovi metodi”.
Mentre Jeremy Rifkin scriveva su “l’Espresso” il 15/11/07 “da anni le associazioni antivivisezioniste vengono schernite da enti scientifici e lobby industriali, ma ora l’establishment è arrivato alla stessa conclusione: le prove di tossicità fatte sugli animali sono scienza di cattiva qualità e dalla loro sostituzione dipende la salvezza di molte vite umane”.

Dopo molte altre prese di posizione sulla stessa emergenza, l’ultima conferma ufficiale risale a pochi mesi fa: é la lettera aperta di numerosi scienziati inglesi pubblicata su Lancet (6/2011) e indirizzata al primo ministro Andrew Lansley. In essa si avverte l’apprensione per i numerosi decessi dovuti alle reazioni avverse ai farmaci. Questi sono in parte causati, secondo gli scienziati, dalla sperimentazione animale che precede la loro commercializzazione.
Lo scienziato Tony Dexter, che gestisce un laboratorio di ricerca nel Cheshire ed è uno dei firmatari, ha dichiarato: "Un problema fondamentale è che un topo non è un essere umano. I topi sono diversi nella taglia, nel metabolismo, nella dieta alimentare, quindi l'uso di animali per predire gli effetti sugli esseri umani è difficile.
Il cinquanta per cento dei composti che si dimostrano innocui nei ratti danno prova di non essere innocui negli esseri umani, quindi è davvero come fare il lancio di una moneta".
Gli esperti chiedono esperimenti basati sulla risposta cellulare umana ai farmaci che si intendono commercializzare; dunque uno spostamento verso un nuovo paradigma scientifico che tenga conto dell’inaffidabilità della sperimentazione animale.
Centoquarantotto membri del Parlamento inglese hanno firmato una mozione di supporto a tale proposta.


Proseguire oggi con le prove su animali, in un momento in cui le nuove conquiste scientifiche ci consentono valutazioni di gran lunga più affidabili, più complete e più rapide (nonché più economiche) di quelle fornite dagli animali, significa sperperare risorse economiche, causare sofferenze inutili e essere causa di un ritardo irrecuperabile nella ricerca scientifica.
Comitato Scientifico EQUIVITA 06 3220720 begin_of_the_skype_highlighting 06 3220720 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting 335 8444949 begin_of_the_skype_highlighting 335 8444949 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting equivita@equivita.it www.equivita.org

mercoledì 12 ottobre 2011

Green Hill: presidio No Stop



da venerdì 14 ottobre ore 15,30
a sabato 15 ottobre ore 14


presidio a Montichiari (Brescia)


in via Zeno presso l'allevamento di cani Beagle da laboratorio Green Hill

domenica 9 ottobre 2011

Emilia Romagna: MoVimento 5 Stelle, l'unico contro la caccia

Il MoVimento 5 Stelle è stato l'unico in Regione Emilia Romagna a votare contro la barbarie della cattura di uccelli da richiamo. Per i partiti, in modo bipartisan, contano più i cacciatori delle direttive europee e della protezione dell'ambiente.

Di seguito l'intervento di Andrea Defranceschi, capogruppo del MoVimento 5 Stelle.

"Prendo atto che questa Giunta è favorevole alla caccia, a partire dal Presidente Vasco Errani. È stata una precisa scelta politica del governo regionale quello di riproporre la barbara pratica degli uccelli da richiamo. Infatti la direttiva comunitaria non obbligava ad autorizzarla, così come giustamente hanno fatto altri Paesi europei. Mi scandalizza ben di più che abbia votato a favore di questo progetto di legge una maggioranza che teoricamente ha al proprio interno un'anima verde, invece nulla: il gruppo SEL-Verdi s'è spaccato, con un voto a favore e uno contro. Anche la Federazione della sinistra, con un'astensione e un voto contro e l'IdV, un favorevole e un contrario, non hanno espresso una posizione netta. Solo il MoVimento 5 Stelle ha votato compattamente contro, perché noi siamo contrari alla caccia. Più che mai se per cacciare si usa il sistema dell'uccello da richiamo. Animali tenuti in gabbie piccolissime, irregolari, al buio, scoperti solo perché il proprio canto disperato richiami altri uccelli da massacrare.

È sport questo? È un passatempo? È tradizione? Serve a qualcosa? No, solo il MoVimento 5 Stelle ha una posizione chiara contro la caccia."

dal blog di Beppe Grillo 8 Ottobre 2011

giovedì 6 ottobre 2011

Nuove norme per il trasporto internazionale degli animali


È stato firmato stamattina a Roma il nuovo protocollo d’intesa relativo al settore del trasporto internazionale degli animali.

by redazionepets | News

È avvenuta stamattina la firma del nuovo protocollo d’intesa tra Polizia di Stato e Ministero della Salute relativamente al potenziamento dei controlli sul trasporto internazionale di animali.

Dal momento che l’UE si è ampliata e così gli scambi commerciali tra i vari Paesi, la movimentazione della “merce” preferita dell’uomo, gli animali, si è fatta più intensa. Da qui la necessità di potenziare i controlli su strada dei vettori commerciali dediti a tale tipo di trasporto.

Asca riporta che verranno predisposti servizi congiunti, sia sulle direttrici della rete stradale nazionale, sulle quali vi sono maggiori volumi di traffico di animali vivi. L’obiettivo è, naturalmente, evitare irregolarità.

Gli antispecisti vorrebbero ben altro, considerato che spesso e volentieri la destinazione di suddetti animali è il mattatoio. Il capolinea. Ma, perlomeno, ci si augura che casi come questo vengano evitati.

da: http://petslife.tv/blog 3 ottobre 2011

giovedì 29 settembre 2011

Castelrotto (BZ): Corteo contro la caccia alle Marmotte


Il 2 ottobre 2011 si svolge l’azione “MAI PIÚ CACCIA ALLE MARMOTTE” organizzata dall´Iniziativa Diritti degli Animali - Alto Adige.

Si partirà alle ore 16:30 dal nuovo autosilo sito nella località Castelrotto (BZ).

Il corteo con fiaccole verrà fatto indipendentemente dalle condizioni meteorologiche (pioggia, neve, grandine, uragano, vento).



Per ulteriori dettagli organizzativi:

„Trattasi di creature che non possono esprimersi nel nostro modo, ci sentiamo autorizzati di chiedervi di partecipare alla manifestazione con amici, parenti, conoscenti, pari interessati nessuno escluso. Per mostrare la nostra solidarietà nei confronti delle altre creature siamo certi di potervi abbracciare domenica 2 ottobre alle ore 16,30 per poi sfilare uniti in segno del nostro disprezzo di quanto emanato.”

mercoledì 28 settembre 2011

LAC: class action a difesa dei proprietari dei terreni dove si caccia


In coincidenza con l’apertura della caccia del 18 settembre, e della manifestazione nazionale in difesa della fauna di Torino, la Lega per l’Abolizione Caccia ha iniziato a raccogliere le adesioni dei proprietari e dei conduttori dei fondi (compresi nell’80% del territorio agro-silvo-pastorale) ove si svolge la caccia, per una class-action civile nell’interesse di proprietari e conduttori di terreni contro tutte le Regioni per ottenere il pagamento del “canone venatorio” per il 2011 e per 10 anni arretrati.

Ad esempio nella sola Lombardia i proprietari di terreni ove si svolge la caccia vantano un credito nei confronti della Regione Lombardia di € 89.390.000 solo per il 2011.

La Regione Lombardia (insieme a tutte le altre), infatti, ha non mai dato attuazione all’art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992 sulla disciplina della caccia secondo cui è “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente”. Una spesa alla quale si deve far fronte con la tassa di concessione venatoria regionale.
La legge dello Stato prevede che se si vuole cacciare sui terreni altrui, che sono gravati da una “servitù venatoria”, deve essere corrisposta dalle Regioni una indennità a tutti i proprietari.
Se si considera un indennità medio-bassa di € 70 all’anno per ettaro (pari a 0,007 al mq, una cifra irrisoria), moltiplicati per gli ettari ove sui svolge la caccia (1.277.000), si scopre che Regione Lombardia avrebbe dovuto pagare ai proprietari dei terreni – per l’anno 2011 – ben € 89.390.000.
Se si considera ancora che nulla è stato pagato, gli arretrati di 10 anni ammontano a oltre 890milioni di €, oltre interessi, solo per la Lombardia.
Il che significa che i cacciatori, se intendono continuare ad andare a caccia, dovranno sborsare a loro volta le somme dovute ai proprietari, pagando alle regioni salatissime tasse di concessione e non l’importo assolutamente irrisorio di € 64 circa all’anno!

La Lombardia dovrebbe essere la prima realtà territoriale ove sperimentare la nuova class-action, attraverso uno studio legale di fiducia della Lega Abolizione Caccia, incaricato di patrocinare in un
fronte comune tutti i proprietari ed i conduttori dei fondi rurali ove si svolge la caccia, che dovrebbero reclamare il canone 2011 non corrisposto, gli anni arretrati e relativi interessi.
In sostanza i cacciatori italiani, dal 1992, vanno a caccia gratis su 18 milioni di ettari di terreni rurali altrui,quando invece le Regioni avrebbero dovuto pagare milioni di euro ogni anno ai proprietari dei
terreni, tassando i cacciatori.

La Lega Abolizione Caccia chiede la immediata sospensione di ogni attività venatoria fintanto che non saranno corrisposte a proprietari e conduttori dei fondi agro-silvo-pastorali le somme dovute per legge (nell’ordine di centinaia di milioni di euro).

venerdì 16 settembre 2011

Pediatra: cani e gatti in casa fanno da "scudo" ai bambini contro le allergie

Secondo uno studio Usa il periodo fondamentale è il primo anno di vita

Tenere un cane o un gatto in casa non aumenta il rischio che i bambini diventino allergici agli animali domestici, anzi: può proteggerli nei confronti di questo disturbo. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista "Clinical & Experimental Allergy", che rassicura i genitori ansiosi di sapere se accogliere un 'pet' fra le mura domestiche possa esporre i piccoli al pericolo di diventare allergici più avanti con l'età.

Guidati da Ganesa Wegienka del Dipartimento di scienze della sanità pubblica dell'Henry Ford Hospital di Detroit (Usa), i ricercatori hanno seguito e visitato un gruppo di bambini dalla nascita fino all'età adulta, contattando periodicamente i genitori per raccogliere informazioni sulla presenza di cani e gatti nella vita dei loro figli. All'età di 18 anni, 565 partecipanti allo studio avevano fornito campioni ematici agli studiosi che hanno esaminato la presenza di anticorpi agli allergeni del pelo di cane e gatto nel sangue.

I risultati hanno confermato che l'esposizione al pelo di un animale nel primo anno di vita è il periodo "cruciale" per i bimbi e che può essere persino una protezione nei confronti di allergie: i giovani uomini le cui famiglie avevano tenuto in casa un cane durante il loro primo anno di vita corrono infatti circa la metà del rischio di diventare sensibili al pelo canino rispetto a quelli che non avevano avuto un compagno "peloso" durante la crescita. Lo stesso vale per i gatti, con un effetto-scudo valido sia per i maschi che per le femmine.

da La Zampa.it 13 giugno 2011

giovedì 15 settembre 2011

TORINO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA CACCIA

sabato, 17 settembre 2011

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA CACCIA

in Piemonte nel 2012, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme e 25 anni di ostruzionismo della Regione vinto solo da una pronuncia della Corte di Appello, si terrà un

REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA

Corteo da Porta Susa, ore 15.30 a piazza Vittorio Veneto

Perché il 17 settembre? Perché il giorno successivo,18 settembre, apre la stagione venatoria 2011/2012 e centinaia di migliaia di animali saranno fucilati da sedicenti "amanti della natura" in nome di futili o false argomentazioni come "divertimento, gola, necessità di selezione, sport"

Con il corteo ribadiamo il nostro “SI DECISO” a fermare questo massacro

Perché a Torino? Perché in Piemonte nel 2012, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme e 25 anni di ostruzionismo della Regione vinto solo da una pronuncia della Corte di Appello, si terrà un REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA che non ha precedenti.

Nel 1987 vennero raccolte 60.000 firme in calce alla proposta di referendum che chiedeva:

a) Divieto di caccia per 25 specie selvatiche (17 uccelli e 8 mammiferi)
b) Abolizione delle deroghe di carniere per le aziende private di caccia
c) Abolizione delle deroghe al divieto di caccia su terreno innevato
d) Divieto di caccia la domenica

Nel 1987 (come oggi) avremmo tutti voluto abolire completamente la caccia. Purtroppo un referendum regionale non può abolire un’attività prevista da una legge dello Stato. Ma, oggi come ieri, ribadiamo che in caso di successo di questo referendum l’attività venatoria in Piemonte verrebbe drasticamente ridotta:

- togliendo ai cacciatori la possibilità di uccidere ben 25 specie di animali, di uccidere quanti animali vogliono in aziende private,sulla neve e nella sacrosanta domenica. In sintesi togliendo ai cacciatori una grandissima parte del loro “sano divertimento”,

- salvaguardando maggiormente la biodiversità

- e, soprattutto, lasciando la “loro” vita a un grandissimo numero di animali selvatici, animali NON umani che, come noi, dal punto di vista morale non “appartengono” ad altri che a sé stessi checché un'arbitraria legge “umana” li qualifichi come “patrimonio indisponibile dello Stato”, cedibile in base a concessione.

Questo referendum è indubbiamente uno strumento con cui può essere inferto alla caccia piemontese un colpo mortale, riducendo i cacciatori a tal minimo numero da perdere ogni potere in sede istituzionale. Quel potere che ha bloccato il referendum per ben venticinque anni. Le amministrazioni regionali di tutti i colori e di tutti gli schieramenti hanno in questi anni illecitamente impedito il voto popolare costringendo il Comitato Promotore ad una estenuante battaglia legale durata quasi un quarto di secolo. Ora la Corte d’Appello di Torino ha dato il via libera al referendum piemontese che si svolgerà nella primavera del 2012. Cio' significa che le stesse richieste referendarie piemontesi potrebbero essere proposte IN TUTTE LE REGIONI. Per raggiungere l'obiettivo però bisogna ottenere il quorum con la vostra affluenza alle urne e la vittoria dei quesiti con il vostro “si' “

Per gli animali e per il primo referendum ”straccia-caccia” TUTTI A TORINO IL 17 SETTEMBRE 2011 affinché quella che si apre il 18 settembre sia l’ultima stagione venatoria.

Prime adesioni: Oltre la specie - Movimento 5 Stelle - Associazione vittime della caccia -WWF - LIPU - Gruppo delle Cinque Terre - Civica, movimento democratico - Apda Torino- Legambiente - Lav Torino -Movimento vegetariano NO alla Caccia - Oipa - Progetto vivere vegan - Associazione Veg Festival - Le Sfigatte - Animalisti italiani - Pro Natura - Rassemblement pour l'Abolition de la Chasse RAC en France (coord. ital. per l'abolizione della carne) - Federazione dei Verdi (prov TO) -Medicina Democratica - Associazione Radicale Certi Diritti –Federtreck,Escursionismo e Ambiente – Pelo & Contropelo, periodico animalista

Contatti: Adesioni di gruppi e associazioni alla manifestazione devono essere inviate a info@abolizionecaccia.it

ORGANIZZAZIONE PULLMAN DA FUORI PIEMONTE

I gruppi che organizzano bus per raccogliere manifestanti da portare alla manifestazione nazionale contro la caccia del 17 settembre 2011 a Torino possono usufruire di un contributo economico che la LAC Sezione Piemonte mette a disposizione. Il contributo parte da 100 euro fino a 300 (a seconda della distanza da Torino), nel limite della cifra massima di spesa impegnata. Per ottenere il contributo necessario contattare la LAC Piemonte all’ indirizzo lacpiemonte@abolizionecaccia.it oppure al cell. 3484991623

http://www.abolizionecaccia.it/lacinaction/appuntamenti/dettaglio/appuntamento/manifestazione-nazionale-contro-la-caccia-17092011-torino.html