martedì 25 ottobre 2011

Pelo & Contropelo: uscito il numero 4


E' uscito il numero 4 di Pelo & Contropelo periodico animalista:
www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20111006.pdf



Come supplemento
la conferenza tenuta lo scorso 23 giugno a Scarmagno (TO) dal Dott. Stefano Cagno, dirigente medico presso l’Ospedale Civile di Vimercate (Monza e Brianza). Un’analisi obiettiva e scientifica che offre interessanti informazioni e spunti di riflessione in tema di vivisezione. www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_suppl_20111006.pdf

Per scaricare i numeri precedenti del giornale:

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20100701.pdf n. 1/2010

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20101002.pdf n. 2/2010

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110103.pdf n. 1/2011

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110404.pdf n. 2/2011

www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20110705.pdf n. 3/2011



E' possibile seguire e iscriversi al gruppo Facebook di Pelo & Contropelo

venerdì 21 ottobre 2011

Lodi: si può fare il Palio anche senza cavalli ..


Allarme Rinoceronte: il commercio illegale del suo corno lo sta portando sull’orlo dell’estinzione

di Elisabetta Carlin *

Nel 2011 l’Organizzazione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) lancia l’allarme e parla di serio rischio di estinzione che minaccia tutte e 5 le specie di rinoceronte rimanenti al mondo. Le specie di Java e Sumatra sono criticamente minacciate, mentre il rinoceronte nero e quello bianco, presenti in Africa, stanno subendo il più grave attacco di bracconaggio della loro storia (dai 13 esemplari uccisi nel 2007 ai 333 esemplari morti nel 2010).

La causa di ciò è ovviamente la richiesta sempre maggiore del corno di questi animali, costituito da semplice cheratina, la stessa sostanza di cui sono composte le nostre unghie ed i nostri capelli, che viene usato nella medicina tradizionale asiatica e sul mercato ha un valore di 10.000 dollari al kilo. L’Interpol stima che il commercio illegale di animali o di parti di essi è il terzo business più redditizio al mondo, preceduto solo dal traffico di armi e di droga.

I numeri del massacro dei rinoceronti sono impressionanti ma spiegano perfettamente il problema: nel 1970 la popolazione di questi pachidermi africani ammontava a 70.000 esemplari. Nel 2007 questo numero è sceso drasticamente a quota 11.000. Quest’anno sono già stati uccisi 225 esemplari, ma questo numero sconcertante è in continua crescita, anche a causa dei mezzi sofisticati, come elicotteri, armi automatiche e binocoli infrarossi usati dai bracconieri per ucciderli. Per far fronte a questo sterminio incontrollato, le autorità sudafricane hanno impiegato anche le forze militari, ma purtroppo i dati confermano una crescita esponenziale del triste fenomeno, anche a causa delle scarse risorse finanziarie ed umane delle riserve naturali e, della corruzione di coloro che dovrebbero proteggere e pattugliare queste aree.

Il governo sudafricano è arrivato addirittura a pensare di legalizzare la vendita del corno di rinoceronte, poiché crede che ciò diminuirebbe drasticamente le possibilità di guadagno sul mercato nero, rendendo meno conveniente l’attività di bracconaggio. Anche in Italia il problema della mattanza dei rinoceronti è particolarmente sentita e proprio in questi giorni si svolge in tutto il paese un ciclo di conferenze organizzate dal Parco Natura Viva di Verona, in collaborazione con l’A.I.E.A. (Associazione Italiana Esperti d’Africa) e con l’ IAPF – (International Anti Poaching Foundation), per sensibilizzare il mondo scientifico riguardo il rischio di estinzione di questo meraviglioso animale, ma anche per far conoscere gli sforzi che si stanno compiendo in Sud Africa per la sua salvaguardia e le strategie di gestione che vengono impiegate giornalmente per la lotta contro questo sterminio.

Poiché la natura è un equilibrio perfetto, costituito da più componenti che convivono e si sostentano a vicenda, la scomparsa del rinoceronte comprometterebbe la vita di molte altre specie presenti sul territorio africano, senza contare che avrebbe ripercussioni anche sulla risorsa economica e di sviluppo sociale più importante del continente nero: il turismo ecologico. E’quindi fondamentale agire finchè si è ancora in tempo per scongiurarne l’estinzione.

(Le date delle conferenze sono: 13/10/2011 Torino, Museo di Scienze Naturali; 14/10/2011 Genova Acquario; 15/10/2011 Milano, Museo di Storia Naturale; 16/10/2011 Verona,Parco Natura Viva; 17/10/2011 Firenze, Museo della Specola; 18/10/2011 Roma, Museo Civico di Zoologia.

Per maggiori informazioni: www.espertiafrica.it e www.parconaturaviva.it ).

* da Scienze-Naturali.it 16 ottobre 2011

martedì 18 ottobre 2011

Sperimentazione animale: un immenso equivoco


Comunicato di EQUIVITA del 18 ottobre 2011

In seguito ai commenti letti sulla manifestazione di “Fermare Greenhill” dello scorso fine settimana, il Comitato Scientifico EQUIVITA tiene, esprimendo il suo pieno appoggio all’iniziativa degli attivisti, ad aggiungere quanto segue:

Un immenso equivoco, sovente interessato, ci illustra il dibattito sulla sperimentazione animale (o vivisezione), solo quale problema etico, mettendoci nell’apparente necessità di scegliere tra la difesa dei diritti degli animali e quella della ricerca scientifica. Il polverone che viene sollevato tiene sempre nascosta una questione fondamentale (che sta a cuore a tutte le parti in causa, perché riguarda la salute umana): hanno un valore scientifico i test fatti sugli animali (che al 75% riguardano la tossicità delle sostanze)?

La maggioranza degli scienziati indipendenti oggi dichiara “no
”.

Già nel 2007 il NRC, Consiglio Nazionale delle Ricerche US, esprimeva la necessità di un cambiamento radicale nelle prove di tossicità che dovevano “essere trasferite dall’animale alle cellule in vitro, per garantire maggiore scientificità nella valutazione degli effetti delle sostanze chimiche sulla salute e l’ambiente” (e i maggiori Enti di controllo US hanno accolto tale indicazione firmando un accordo nel corso del Congresso annuale dell’AAAS (Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze),)

Successivamente “Nature”, tra i molti articoli di sostegno al nuovo paradigma, riportava il 10/11/05, in un editoriale: “Gli scienziati dell’ECVAM, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, sostengono che i test su animali sono altamente inaffidabili, che i metodi sostitutivi miglioreranno le valutazione di tossicità e che è d’obbligo mettere in evidenza la maggiore predittività dei nuovi metodi”.
Mentre Jeremy Rifkin scriveva su “l’Espresso” il 15/11/07 “da anni le associazioni antivivisezioniste vengono schernite da enti scientifici e lobby industriali, ma ora l’establishment è arrivato alla stessa conclusione: le prove di tossicità fatte sugli animali sono scienza di cattiva qualità e dalla loro sostituzione dipende la salvezza di molte vite umane”.

Dopo molte altre prese di posizione sulla stessa emergenza, l’ultima conferma ufficiale risale a pochi mesi fa: é la lettera aperta di numerosi scienziati inglesi pubblicata su Lancet (6/2011) e indirizzata al primo ministro Andrew Lansley. In essa si avverte l’apprensione per i numerosi decessi dovuti alle reazioni avverse ai farmaci. Questi sono in parte causati, secondo gli scienziati, dalla sperimentazione animale che precede la loro commercializzazione.
Lo scienziato Tony Dexter, che gestisce un laboratorio di ricerca nel Cheshire ed è uno dei firmatari, ha dichiarato: "Un problema fondamentale è che un topo non è un essere umano. I topi sono diversi nella taglia, nel metabolismo, nella dieta alimentare, quindi l'uso di animali per predire gli effetti sugli esseri umani è difficile.
Il cinquanta per cento dei composti che si dimostrano innocui nei ratti danno prova di non essere innocui negli esseri umani, quindi è davvero come fare il lancio di una moneta".
Gli esperti chiedono esperimenti basati sulla risposta cellulare umana ai farmaci che si intendono commercializzare; dunque uno spostamento verso un nuovo paradigma scientifico che tenga conto dell’inaffidabilità della sperimentazione animale.
Centoquarantotto membri del Parlamento inglese hanno firmato una mozione di supporto a tale proposta.


Proseguire oggi con le prove su animali, in un momento in cui le nuove conquiste scientifiche ci consentono valutazioni di gran lunga più affidabili, più complete e più rapide (nonché più economiche) di quelle fornite dagli animali, significa sperperare risorse economiche, causare sofferenze inutili e essere causa di un ritardo irrecuperabile nella ricerca scientifica.
Comitato Scientifico EQUIVITA 06 3220720 begin_of_the_skype_highlighting 06 3220720 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting 335 8444949 begin_of_the_skype_highlighting 335 8444949 end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting equivita@equivita.it www.equivita.org

mercoledì 12 ottobre 2011

Green Hill: presidio No Stop



da venerdì 14 ottobre ore 15,30
a sabato 15 ottobre ore 14


presidio a Montichiari (Brescia)


in via Zeno presso l'allevamento di cani Beagle da laboratorio Green Hill

domenica 9 ottobre 2011

Emilia Romagna: MoVimento 5 Stelle, l'unico contro la caccia

Il MoVimento 5 Stelle è stato l'unico in Regione Emilia Romagna a votare contro la barbarie della cattura di uccelli da richiamo. Per i partiti, in modo bipartisan, contano più i cacciatori delle direttive europee e della protezione dell'ambiente.

Di seguito l'intervento di Andrea Defranceschi, capogruppo del MoVimento 5 Stelle.

"Prendo atto che questa Giunta è favorevole alla caccia, a partire dal Presidente Vasco Errani. È stata una precisa scelta politica del governo regionale quello di riproporre la barbara pratica degli uccelli da richiamo. Infatti la direttiva comunitaria non obbligava ad autorizzarla, così come giustamente hanno fatto altri Paesi europei. Mi scandalizza ben di più che abbia votato a favore di questo progetto di legge una maggioranza che teoricamente ha al proprio interno un'anima verde, invece nulla: il gruppo SEL-Verdi s'è spaccato, con un voto a favore e uno contro. Anche la Federazione della sinistra, con un'astensione e un voto contro e l'IdV, un favorevole e un contrario, non hanno espresso una posizione netta. Solo il MoVimento 5 Stelle ha votato compattamente contro, perché noi siamo contrari alla caccia. Più che mai se per cacciare si usa il sistema dell'uccello da richiamo. Animali tenuti in gabbie piccolissime, irregolari, al buio, scoperti solo perché il proprio canto disperato richiami altri uccelli da massacrare.

È sport questo? È un passatempo? È tradizione? Serve a qualcosa? No, solo il MoVimento 5 Stelle ha una posizione chiara contro la caccia."

dal blog di Beppe Grillo 8 Ottobre 2011

giovedì 6 ottobre 2011

Nuove norme per il trasporto internazionale degli animali


È stato firmato stamattina a Roma il nuovo protocollo d’intesa relativo al settore del trasporto internazionale degli animali.

by redazionepets | News

È avvenuta stamattina la firma del nuovo protocollo d’intesa tra Polizia di Stato e Ministero della Salute relativamente al potenziamento dei controlli sul trasporto internazionale di animali.

Dal momento che l’UE si è ampliata e così gli scambi commerciali tra i vari Paesi, la movimentazione della “merce” preferita dell’uomo, gli animali, si è fatta più intensa. Da qui la necessità di potenziare i controlli su strada dei vettori commerciali dediti a tale tipo di trasporto.

Asca riporta che verranno predisposti servizi congiunti, sia sulle direttrici della rete stradale nazionale, sulle quali vi sono maggiori volumi di traffico di animali vivi. L’obiettivo è, naturalmente, evitare irregolarità.

Gli antispecisti vorrebbero ben altro, considerato che spesso e volentieri la destinazione di suddetti animali è il mattatoio. Il capolinea. Ma, perlomeno, ci si augura che casi come questo vengano evitati.

da: http://petslife.tv/blog 3 ottobre 2011

giovedì 29 settembre 2011

Castelrotto (BZ): Corteo contro la caccia alle Marmotte


Il 2 ottobre 2011 si svolge l’azione “MAI PIÚ CACCIA ALLE MARMOTTE” organizzata dall´Iniziativa Diritti degli Animali - Alto Adige.

Si partirà alle ore 16:30 dal nuovo autosilo sito nella località Castelrotto (BZ).

Il corteo con fiaccole verrà fatto indipendentemente dalle condizioni meteorologiche (pioggia, neve, grandine, uragano, vento).



Per ulteriori dettagli organizzativi:

„Trattasi di creature che non possono esprimersi nel nostro modo, ci sentiamo autorizzati di chiedervi di partecipare alla manifestazione con amici, parenti, conoscenti, pari interessati nessuno escluso. Per mostrare la nostra solidarietà nei confronti delle altre creature siamo certi di potervi abbracciare domenica 2 ottobre alle ore 16,30 per poi sfilare uniti in segno del nostro disprezzo di quanto emanato.”

mercoledì 28 settembre 2011

LAC: class action a difesa dei proprietari dei terreni dove si caccia


In coincidenza con l’apertura della caccia del 18 settembre, e della manifestazione nazionale in difesa della fauna di Torino, la Lega per l’Abolizione Caccia ha iniziato a raccogliere le adesioni dei proprietari e dei conduttori dei fondi (compresi nell’80% del territorio agro-silvo-pastorale) ove si svolge la caccia, per una class-action civile nell’interesse di proprietari e conduttori di terreni contro tutte le Regioni per ottenere il pagamento del “canone venatorio” per il 2011 e per 10 anni arretrati.

Ad esempio nella sola Lombardia i proprietari di terreni ove si svolge la caccia vantano un credito nei confronti della Regione Lombardia di € 89.390.000 solo per il 2011.

La Regione Lombardia (insieme a tutte le altre), infatti, ha non mai dato attuazione all’art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992 sulla disciplina della caccia secondo cui è “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente”. Una spesa alla quale si deve far fronte con la tassa di concessione venatoria regionale.
La legge dello Stato prevede che se si vuole cacciare sui terreni altrui, che sono gravati da una “servitù venatoria”, deve essere corrisposta dalle Regioni una indennità a tutti i proprietari.
Se si considera un indennità medio-bassa di € 70 all’anno per ettaro (pari a 0,007 al mq, una cifra irrisoria), moltiplicati per gli ettari ove sui svolge la caccia (1.277.000), si scopre che Regione Lombardia avrebbe dovuto pagare ai proprietari dei terreni – per l’anno 2011 – ben € 89.390.000.
Se si considera ancora che nulla è stato pagato, gli arretrati di 10 anni ammontano a oltre 890milioni di €, oltre interessi, solo per la Lombardia.
Il che significa che i cacciatori, se intendono continuare ad andare a caccia, dovranno sborsare a loro volta le somme dovute ai proprietari, pagando alle regioni salatissime tasse di concessione e non l’importo assolutamente irrisorio di € 64 circa all’anno!

La Lombardia dovrebbe essere la prima realtà territoriale ove sperimentare la nuova class-action, attraverso uno studio legale di fiducia della Lega Abolizione Caccia, incaricato di patrocinare in un
fronte comune tutti i proprietari ed i conduttori dei fondi rurali ove si svolge la caccia, che dovrebbero reclamare il canone 2011 non corrisposto, gli anni arretrati e relativi interessi.
In sostanza i cacciatori italiani, dal 1992, vanno a caccia gratis su 18 milioni di ettari di terreni rurali altrui,quando invece le Regioni avrebbero dovuto pagare milioni di euro ogni anno ai proprietari dei
terreni, tassando i cacciatori.

La Lega Abolizione Caccia chiede la immediata sospensione di ogni attività venatoria fintanto che non saranno corrisposte a proprietari e conduttori dei fondi agro-silvo-pastorali le somme dovute per legge (nell’ordine di centinaia di milioni di euro).

venerdì 16 settembre 2011

Pediatra: cani e gatti in casa fanno da "scudo" ai bambini contro le allergie

Secondo uno studio Usa il periodo fondamentale è il primo anno di vita

Tenere un cane o un gatto in casa non aumenta il rischio che i bambini diventino allergici agli animali domestici, anzi: può proteggerli nei confronti di questo disturbo. Lo dimostra un nuovo studio pubblicato sulla rivista "Clinical & Experimental Allergy", che rassicura i genitori ansiosi di sapere se accogliere un 'pet' fra le mura domestiche possa esporre i piccoli al pericolo di diventare allergici più avanti con l'età.

Guidati da Ganesa Wegienka del Dipartimento di scienze della sanità pubblica dell'Henry Ford Hospital di Detroit (Usa), i ricercatori hanno seguito e visitato un gruppo di bambini dalla nascita fino all'età adulta, contattando periodicamente i genitori per raccogliere informazioni sulla presenza di cani e gatti nella vita dei loro figli. All'età di 18 anni, 565 partecipanti allo studio avevano fornito campioni ematici agli studiosi che hanno esaminato la presenza di anticorpi agli allergeni del pelo di cane e gatto nel sangue.

I risultati hanno confermato che l'esposizione al pelo di un animale nel primo anno di vita è il periodo "cruciale" per i bimbi e che può essere persino una protezione nei confronti di allergie: i giovani uomini le cui famiglie avevano tenuto in casa un cane durante il loro primo anno di vita corrono infatti circa la metà del rischio di diventare sensibili al pelo canino rispetto a quelli che non avevano avuto un compagno "peloso" durante la crescita. Lo stesso vale per i gatti, con un effetto-scudo valido sia per i maschi che per le femmine.

da La Zampa.it 13 giugno 2011

giovedì 15 settembre 2011

TORINO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA CACCIA

sabato, 17 settembre 2011

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA CACCIA

in Piemonte nel 2012, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme e 25 anni di ostruzionismo della Regione vinto solo da una pronuncia della Corte di Appello, si terrà un

REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA

Corteo da Porta Susa, ore 15.30 a piazza Vittorio Veneto

Perché il 17 settembre? Perché il giorno successivo,18 settembre, apre la stagione venatoria 2011/2012 e centinaia di migliaia di animali saranno fucilati da sedicenti "amanti della natura" in nome di futili o false argomentazioni come "divertimento, gola, necessità di selezione, sport"

Con il corteo ribadiamo il nostro “SI DECISO” a fermare questo massacro

Perché a Torino? Perché in Piemonte nel 2012, dopo 25 anni dalla raccolta delle firme e 25 anni di ostruzionismo della Regione vinto solo da una pronuncia della Corte di Appello, si terrà un REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA che non ha precedenti.

Nel 1987 vennero raccolte 60.000 firme in calce alla proposta di referendum che chiedeva:

a) Divieto di caccia per 25 specie selvatiche (17 uccelli e 8 mammiferi)
b) Abolizione delle deroghe di carniere per le aziende private di caccia
c) Abolizione delle deroghe al divieto di caccia su terreno innevato
d) Divieto di caccia la domenica

Nel 1987 (come oggi) avremmo tutti voluto abolire completamente la caccia. Purtroppo un referendum regionale non può abolire un’attività prevista da una legge dello Stato. Ma, oggi come ieri, ribadiamo che in caso di successo di questo referendum l’attività venatoria in Piemonte verrebbe drasticamente ridotta:

- togliendo ai cacciatori la possibilità di uccidere ben 25 specie di animali, di uccidere quanti animali vogliono in aziende private,sulla neve e nella sacrosanta domenica. In sintesi togliendo ai cacciatori una grandissima parte del loro “sano divertimento”,

- salvaguardando maggiormente la biodiversità

- e, soprattutto, lasciando la “loro” vita a un grandissimo numero di animali selvatici, animali NON umani che, come noi, dal punto di vista morale non “appartengono” ad altri che a sé stessi checché un'arbitraria legge “umana” li qualifichi come “patrimonio indisponibile dello Stato”, cedibile in base a concessione.

Questo referendum è indubbiamente uno strumento con cui può essere inferto alla caccia piemontese un colpo mortale, riducendo i cacciatori a tal minimo numero da perdere ogni potere in sede istituzionale. Quel potere che ha bloccato il referendum per ben venticinque anni. Le amministrazioni regionali di tutti i colori e di tutti gli schieramenti hanno in questi anni illecitamente impedito il voto popolare costringendo il Comitato Promotore ad una estenuante battaglia legale durata quasi un quarto di secolo. Ora la Corte d’Appello di Torino ha dato il via libera al referendum piemontese che si svolgerà nella primavera del 2012. Cio' significa che le stesse richieste referendarie piemontesi potrebbero essere proposte IN TUTTE LE REGIONI. Per raggiungere l'obiettivo però bisogna ottenere il quorum con la vostra affluenza alle urne e la vittoria dei quesiti con il vostro “si' “

Per gli animali e per il primo referendum ”straccia-caccia” TUTTI A TORINO IL 17 SETTEMBRE 2011 affinché quella che si apre il 18 settembre sia l’ultima stagione venatoria.

Prime adesioni: Oltre la specie - Movimento 5 Stelle - Associazione vittime della caccia -WWF - LIPU - Gruppo delle Cinque Terre - Civica, movimento democratico - Apda Torino- Legambiente - Lav Torino -Movimento vegetariano NO alla Caccia - Oipa - Progetto vivere vegan - Associazione Veg Festival - Le Sfigatte - Animalisti italiani - Pro Natura - Rassemblement pour l'Abolition de la Chasse RAC en France (coord. ital. per l'abolizione della carne) - Federazione dei Verdi (prov TO) -Medicina Democratica - Associazione Radicale Certi Diritti –Federtreck,Escursionismo e Ambiente – Pelo & Contropelo, periodico animalista

Contatti: Adesioni di gruppi e associazioni alla manifestazione devono essere inviate a info@abolizionecaccia.it

ORGANIZZAZIONE PULLMAN DA FUORI PIEMONTE

I gruppi che organizzano bus per raccogliere manifestanti da portare alla manifestazione nazionale contro la caccia del 17 settembre 2011 a Torino possono usufruire di un contributo economico che la LAC Sezione Piemonte mette a disposizione. Il contributo parte da 100 euro fino a 300 (a seconda della distanza da Torino), nel limite della cifra massima di spesa impegnata. Per ottenere il contributo necessario contattare la LAC Piemonte all’ indirizzo lacpiemonte@abolizionecaccia.it oppure al cell. 3484991623

http://www.abolizionecaccia.it/lacinaction/appuntamenti/dettaglio/appuntamento/manifestazione-nazionale-contro-la-caccia-17092011-torino.html

sabato 10 settembre 2011

I ghiacci artici fondono, gli orsi polari devono nuotare più a lungo e i cuccioli annegano


Gli orsi polari sono nuotatori nati, ma a causa dei cambiamento climatici nell’Artico c’è sempre meno ghiaccio, e devono nuotare sempre più a lungo per raggiungere la solida banchisa sulla quale danno la caccia alle foche.

I cuccioli spesso non ce la fanno. Su 11 madri tenute sotto controllo attraverso il radiocollare e il Gps, 5 hanno perso i cuccioli mentre percorrevano lunghi tratti a nuoto con loro. E un esemplare ha nuotato ininterrottamente per la bellezza di 690 chilometri: la distanza fra Roma e Torino.

Sono i risultati di uno studio condotto dal Wwf e dal Servizio geologico degli Stati Uniti.

Il quadro di fondo è noto. Negli ultimi 10 anni i ghiacci artici si sono sensibilmente ridotti rispetto all’estensione che raggiungevano nel periodo 2000-1979 (quando sono iniziate le misurazioni satellitari); nelle ultime estati il ghiaccio ha coperto un’estensione solo di poco superiore a quelle del 2007, l’anno della fusione record, e questo luglio 2011, per inciso, segna il minimo storico per il mese.

Fra il 2004 e il 2009, i ricercatori hanno seguito col radiocollare 68 orse, misurandone gli spostamenti a nuoto superiori ai 50 chilometri consecutivi. Ai maschi è impossibile applicare il radiocollare, dal momento che hanno il muso più piccolo rispetto ai muscoli del collo.

Venti delle 68 orse hanno dovuto affrontare, complessivamente, 50 lunghi tragitti a nuoto, rimanendo in acqua anche fino a 12 giorni consecutivi, per andare da una zona con ghiaccio debole a una con ghiaccio solido, o alla terraferma. Col passare degli anni, la lunghezza dei tratti coperti a nuoto è aumentata.

Gli orsi polari nuotano bene: ma nuotare è per loro più faticoso che spostarsi sulla terraferma. Non hanno narici in grado di chiudersi ermeticamente: quando il mare è grosso rischiano di inspirare acqua. Vale soprattutto per i cuccioli, meno robusti e che in più vanno facilmente incontro all’ipotermia.

Delle 20 orse nuotatrici, 11 avevano con sè i cuccioli. Cinque orse li hanno persi durante le traversate: dunque il 45% dei piccoli non è sopravvissuto ai lunghi tratti in mare. Di contro, è morto solo il 18% dei cuccioli che non sono stati obbligati ad affrontare lunghi tratti a nuoto

da Forum Ambientalista 22 luglio 2011

martedì 6 settembre 2011

Liberati dal laboratorio

Gli scimpanzè scoprono la luce del sole

Non trattengono la propria felicità questi dieci scimpanzè, che vedono per la prima volta la luce del sole dopo anni vissuti nel chiuso di un laboratorio. Ora sono al Gut Aiderbichl animal Sanctuary, in Austria vicino a Salisburgo e per loro comincia una nuova vita.

Alfred, David, Xsara e i loro compagni, dopo un comprensibile smarrimento iniziale, si lasciano andare a manifestazioni di gioia. Il filmato, oltre che essere un momento commovente, potrebbe rappresentare anche un interessante documento scientifico per studiare le reazioni emotive dei primati a stimoli eccezionali.

a cura di Matteo Marini 5 settembre 2011

http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/liberati-dal-laboratorio-gli-scimpanze-scoprono-la-luce-del-sole/75353?video




lunedì 5 settembre 2011

Tutta la verità, nient'altro che la verità

Memorie di un ex cacciatore e pescatore

E’ un freddo mattino d’inverno del 1966, avvolti dalla nebbia della campagna della Bassa lombarda camminano un bambino di sei anni e suo padre. L’uomo si muove sicuro di sé tra i rami e i rovi, maneggiando con disinvoltura il suo sovrapposto Franchi Alcione calibro 12. Il bimbo stringe i denti, le piccole mani e i piedini non sono fatti per affrontare il gelo che morde le dita, ma negli occhi ha solo la figura imponente di suo padre e nella testa la voglia di imitarlo. Non era stato forzato in alcun modo, aveva insistito per poterlo seguire. Cominciò tutto così, da allora diventai cacciatore, in un’età in cui il senso critico, il ragionamento e il cuore non sono abbastanza forti per indirizzare i propri istinti. Tutti i cacciatori che ho conosciuto hanno cominciato così, seguendo il padre fin da bambini. Basterebbe impedire questo per far sì che nel giro di poco tempo la caccia e la pesca “sportiva” finiscano.

Di lì a poco arrivò anche la pesca, sui moli della Liguria sempre dietro al papà. Poi lungo fiumi e torrenti con gli amici, la pesca subacquea, e ancora via di seguito tutta una vita a cercare di far crescere quella personalità da cacciatore del Paleolitico, rabbiosa e insensata reazione della mia adolescenza a un mondo ai miei occhi troppo complicato e troppo infido. Come se non bastasse ci si metteva anche la competizione con mio padre; volevo diventare più abile di lui.

Con la maturazione i miei dubbi crescevano e ad essi rispondevo che gli animali selvatici muoiono comunque quasi sempre per morte violenta, e non mi aiutava l'atteggiamento insensibile acquisito in campagna per il quale verdura, frutta, selvaggina e pesci sono frutti della natura, da cogliere. Venivo criticato da parenti e amici per il fatto di andare a caccia, ma per la pesca quasi nessun commento. Non vedo differenze tra l'una e l'altra sotto l’aspetto della sofferenza delle prede: il pesce viene “bucato” dall’amo, lotta con tutte le forze contro un nemico che non riesce ad identificare: quel filo tanto sottile, ma inspiegabilmente forte, lo porta inesorabilmente in superficie e quando la sua testa è fuori dall’acqua non riesce più a svuotare le sacche natatorie piene d’aria, non riesce più a scendere sul fondo e, infine, stremato si arrende. I più fortunati muoiono subito,"giustiziati" dal pescatore o per soffocamento, dopo qualche minuto di agonia (per pesci come tinche, anguille e pesci gatto molto di più). Gli altri finiscono in un retino immerso nell’acqua, a vivere nel terrore le ultime ore della loro vita, mentre il loro carceriere continua a "divertirsi". Prova ne è che predatore e preda dentro a un retino quasi sempre si ignorano, sconvolti dal panico. Sento parlare di pescatori “ecologisti” che liberano i pesci catturati e anche se fosse, in che condizioni vengono rilasciati i pesci dopo uno shock del genere? Stremati, feriti, storditi dallo stress, con la pelle rovinata dall'acidità delle mani di chi li ha afferrati, sono pronti per finire in bocca al primo predatore di passaggio.

Di anno in anno i miei dubbi crescevano, mi chiedevo se non era il caso di dare tregua alla natura, che dicevo di amare ma di fatto perseguitavo. Negli ultimi anni andavo a caccia soprattutto per la felicità del mio amato Spinone Italiano, un cagnone dolcissimo di nome Ras, che però diventava matto tutte le volte che prendevo in mano il fucile o anche solo uno stivale. Non raccontiamoci storie, a parte pochi soggetti che vengono ritenuti non idonei e spesso abbandonati dai cacciatori, al cane da caccia piace cacciare. Questo perché la selezione operata dagli uomini ha generato determinate razze con un fortissimo istinto di caccia. A questi cani non si può chiedere di essere diversi da quello che sono, né attribuirgli colpe che non hanno. Noi esseri umani, però, abbiamo la possibilità di cambiare e, quando il mio cane mi ha lasciato per un’ischemia al cervello, da quel grande dolore è nata in me una consapevolezza: tutti gli esseri viventi hanno un’anima, sperano, soffrono, imparano, amano, gioiscono, sognano come faceva il mio Ras. Meglio tardi che mai!

Da allora ho messo via l’attrezzatura da pesca e ho restituito il Franchi Alcione calibro 12 a mio padre; dopo poco smise anche lui. Ai non cacciatori rimproveravo il fatto che non potevano criticarmi se poi mangiavano la carne prodotta negli allevamenti lager. Da tre anni perciò sono vegetariano e da uno vegano. Adesso come allora quando ne ho la possibilità passo il mio tempo in mezzo alla natura. Vado ancora a caccia, ma di minerali e cristalli che sono ben felici di farsi trovare da me e di mettersi quindi in mostra in tutto il loro splendore. Gli animali selvatici ci sono sempre nella mia vita, ma quando li vedo provo solo gioia e un gran senso di pace. Ogni tanto mi tornano in mente dei flash dal passato: il sangue, il terrore che leggevo in quegli occhi, scene abituali vissute con l’indifferenza di chi non si rende conto realmente di quello che sta facendo o, peggio, non vuole rendersene conto. Le rivedo come in un incubo, domandandomi come possa avere fatto ad arrivare a tanto, e mi viene da chiedere perdono a tutti quegli animali, al loro Creatore, che di sicuro li ama e che mi avrà detestato per questo e anche a me stesso, per aver reso la mia anima così pesante.

A chi mi criticava dicevo: «tu non accetti il fatto che in natura la morte fa parte della vita, tu in realtà non accetti tutto questo e hai solo paura di morire». Sbagliato, ero io che non amavo abbastanza la vita. Ora lo so.

Giorgio Galletta

Tratto da Pelo&Contropelo n. 3/2011 Per “sfogliare” e scaricare gratuitamente il giornale: http://issuu.com/giors14/docs/peloecontropelo

venerdì 2 settembre 2011

La strage di delfini per "deliziare il palato" dei consumatori di sushi!


Anche quest’anno malgrado proteste e iniziative la strage dei delfini si ripete

In Giappone ad esempio a Taijij, un piccolo villaggio di pescatori posto nella parte meridionale dell'arcipelago, ma anche in Europa, nelle isole danesi di Feroe.

Un ‘attività vergognosa e insopportabile che ci fa sentire impotenti e che rende difficile reprimere la rabbia.

http://youtu.be/C9igxRDU5aQ

lunedì 29 agosto 2011

Caccia al gatto in Svizzera

di Marco Mancini *

Brutte notizie per i gatti svizzeri, ed anche per gran parte delle persone che ne hanno uno in casa, ma lo lasciano libero di vagare anche all’esterno: a breve verrà aperta la caccia al gatto. Il motivo è l’alto numero di gatti randagi che circolano per i cantoni, i quali possono attaccare uccelli ed altri animali selvatici. Ma il problema è che non è facile distinguere, specialmente da lontano, un gatto randagio da uno domestico che viene lasciato libero, dunque i padroni di animali saranno costretti a chiuderli in casa.

* da www.ecologiae.com 29 agosto 2011

venerdì 26 agosto 2011

Diventare Vegan per ridurre cancro e malattie del cuore ?

di Matilda Lee *

Si parla molto delle problematiche animali e ambientali dovute al consumo di carne. Ora un nuovo film, Planeat, presenta una convincente tesi sulla salute per riesaminare il nostro rapporto con carne e latticini.


Il dottor Colin Campbell è uno dei più improbabili vegan. Allevatore di vacche da latte in una fattoria, iniziò la sua carriera di ricercatore negli anni ’50 con l’obiettivo di trovare modi per prevenire la malnutrizione tra i bambini poveri attraverso la ‘dieta occidentale’, una dieta ad alto contenuto di proteine animali che, al tempo, lui e i suoi colleghi ritenevano fermamente essere la miglior dieta possibile. Durante le sue ricerche nelle Filippine negli anni ’60, notò un'elevata incidenza di cancro al fegato nei bambini, in particolar modo in quelli provenienti da famiglie benestanti, quelle che consumavano più proteine animali.

In una sua dichiarazione all'Ecologist: "Quando iniziai, mi sembrava di star procedendo contro le mie idee. Dopo 27 anni di ricerca finanziata dal NIH (l’Istituto di Salute Nazionale degli Stati Uniti) sono arrivato ad avere idee sulla nutrizione sostanzialmente diverse da quelle che avevo all’inizio. Invece di fondare la nostra alimentazione su cibo di provenienza animale è chiaro che dovremmo farlo sul cibo che deriva dalle piante."

Anni di lavoro sul terreno e in laboratorio, seguiti dalla revisione sistematica delle pubblicazioni della ricerca scientifica, che "veniva ovviamente ignorata", hanno portato Campbell a collaborare alla scrittura del best seller " The China Study: Startling Implications for Diet, Weight Loss and Long Term Health. Tutta la sua ricerca ha puntato verso una direzione ben precisa: le popolazioni che seguono una dieta ricca di proteine animali hanno più probabilità di ammalarsi di cancro. Ma ancora più sorprendente è il risultato che mostra il ruolo degli alimenti derivati da piante nel fermare e curare gravi malattie come il cancro, malattie cardiache e il diabete.
Oggi, se gli si domanda quante proteine animali dovrebbero far parte di una dieta sana, la sua risposta è netta: nessuna.

Le sue ricerche gli hanno messo contro la potente industria dell’allevamento e dei prodotti caseari americana, un’industria piuttosto insidiosa secondo le sue parole: "Ho lavorato per una ventina di anni sulle norme nazionali a tutela della salute. Si danno parecchio da fare dietro le quinte per assicurarsi che i loro sostenitori arrivino alle posizioni chiave. Partecipano alle decisioni sugli standard e sulle misure che in genere sono parecchio a loro favore. Hanno anche cercato di mettermi in imbarazzo e di infangare la mia reputazione. Ho capito che il miglior modo di reagire è quello di tirare dritto con il mio lavoro."

Contro il grano

Campbell contesta anche l’argomento evoluzionistico del cacciatore-raccoglitore riferito agli umani predisposti a mangiare carne: "Sinceramente gli antropologhi stanno contestando questo concetto, ovvero da quanti anni e quanta carne abbiamo mangiato. L’evoluzione sarebbe dovuta durare milioni di anni: bisogna notare che nel primate più vicino a noi c'è solo il 2 o 3, tutt’al più il 5 per cento di proteina animale ed è una proteina derivata dagli insetti. Per gran parte della nostra storia evolutiva non siamo stati cacciatori-raccoglitori. Dovremmo chiamarci raccoglitori-cacciatori e non viceversa."

Anche i cereali sono relativamente recenti nella nostra dieta: sono stati introdotti circa 10,000 anni fa, un breve periodo nella storia evolutiva. Lui sostiene che forse siamo arrivati a consumare troppi cereali, ma il vero problema è che li mangiamo come cibo elaborato: "Mangiare chicchi interi è diverso dal mangiarli sotto forma di farine, che non è l’ideale. Io raccomando di non mangiare cibo di provenienza animale, in particolarmente latticini e allo stesso tempo di ridurre i cibi processati."

Cambiare l’establishment medico

Nel 1991, dopo che il lavoro di Campbell apparve sul New York Times, fu contattato dal dottor Caldwell Esselstyn, un chirurgo della Cleveland Clinic. Il dottor Esselstyn lavorava da anni con pazienti cardiopatici ed era arrivato alle stesse conclusioni. Dopo aver ordinato ad alcuni dei suoi pazienti una dieta senza carne e latticini, osservò che si riusciva a prevenire e addirittura a curare malattie alle coronarie. Campbell ed Esselstyn divennero colleghi e amici, spesso condividendo il palco durante le conferenze. L’idea di Esselstyn per la cura delle malattie cardiache ha molti sostenitori, tra cui l’ex presidente Bill Clinton, eppure rimane una voce quasi solitaria nell’establishment medico.

Se da un lato sempre più medici comprendono il ruolo fondamentale della nutrizione nel mantenimento di una vita in salute, Campbell trova riprovevole che il settore medico stia trattando i pazienti ammalati di cancro e di cardiopatie con medicine e agenti chimici: "Non voglio parlar male delle aziende farmaceutiche ma il business medico si basa sulla teoria dei proiettili magici. Può funzionare nel breve termine, ma non per un periodo lungo. Ci comportiamo come ingegneri e questo approccio per migliorare la salute non funziona ed è costosissimo. Il fatto triste è che i professionisti del settore medico non vengono formati in ambito nutrizionale."

Sotto i riflettori

Campbell e Esselstyn compaiono ora in due film, Planeat, uscito nel Regno Unito il 20 maggio, e Forks over Knives, prodotto a Hollywood e appena mostrato negli Stati Uniti. I direttori di Planeat, Shelley Lee Davies e Or Shlomi, hanno tratto ispirazione dalla lettura di The China Study e hanno capito che "la stessa dieta che può contribuire a salvare il pianeta può anche aiutare a prevenire malattie croniche ed è anche molto gustosa". In effetti, il film mostra chiaramente che non è necessario alimentarsi con lenticchie e lattuga se si vogliono evitare le proteine animali. Ci sono molte scene extra di alcuni cuochi che preparano succulenti piatti nei migliori ristoranti vegan/vegetariani del mondo.

Pur avendo iniziato il suo lavoro nel campo della carne e dei derivati del latte, i risultati sorprendenti della ricerca del dottor Campbell lo hanno convinto ad alimentarsi esclusivamente con cibi vegetali:

“Io e mia moglie abbiamo iniziato il viaggio e abbiamo cresciuto cinque bambini e ora i nipoti che bene o male hanno seguito lo stesso percorso’.

traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Renato Montini
* da theecologist.org

giovedì 25 agosto 2011

Il delfino dell'Irrawaddy rischia l'estinzione

Le ultime ricerche indicano che ormai ne restano solo 85 esemplari. Sono i delfini dell'Irrawaddy (Orcaella brevitrostris) che in Cambogia sopravvivono solo lungo un tratto di 190 km del fiume Mekong tra Kratie e le cascate di Khone, al confine del Laos.

A lanciare l'allarme è il WWF che nello studio "Demografia del delfino dell'Irrawaddy", condotto tra il 2007 e il 2010, sottolinea come il numero dei delfini del Mekong è costantemente diminuito negli anni, portando questa specie di cetacei d'acqua dolce al limite dell'estinzione.
L'indagine è stata realizzata con il metodo dell'identificazione fotografica delle pinne dorsali, che ha consentito di elaborare un censimento della ridotta popolazione di questa specie. A preoccupare è soprattutto la constatazione della vita breve dei cuccioli di delfino dell'Irrawaddy. Il cetaceo, considerato un animale sacro sia dai Khmer che dai Lao, è una fonte importante di reddito e di occupazione per le comunità coinvolte nelle iniziative di ecoturismo di dolphin-watching. I delfini dell'Irrawaddy vivono nelle aree costiere del Sud e Sud-Est asiatico, e in 3 fiumi, l'Ayeyarwady (Myanmar), il Mahakam (Borneo indonesiano) e il Mekong.

VIDEO: Il monitoraggio - Le riprese aeree delle piscine

da Repubblica
24 agosto 2011 (foto: WWF/Gerard Ryan)

mercoledì 24 agosto 2011

Sentenza: ok ai gatti liberi in condominio


Tribunale di Milano: per il giudice il micio ha indole sociale.

Animalisti: "Una vittoria".


Una sentenza del tribunale di Milano tutela le colonie feline che proprio nei periodi estivi, quando le città si svuotano, subiscono, oltre l'abbandono, anche le ire di chi proprio i gatti non li tollera.
I mici, infatti, sono animali socializzanti per antonomasia. In questo senso il loro aggirarsi liberamente per gli stabili condominiali non è contrario alle regole, anzi, è in qualche modo un loro diritto. E' questo il significato di una sentenza del tribunale di Milano, che nel capoluogo lombardo ha dato ragione alla 'gattara' di un palazzo in via Mar Nero. Nel palazzone di periferia, la donna si era vista citare in causa da una coppia che vive nel condominio e che chiedeva la rimozione
delle cassette in cui veniva lasciato il cibo, l'allontanamento degli animali e un risarcimento morale agli altri condomini.

L'ASSOCIAZIONE. "La decisione del giudice civile, invece – sottolinea l'Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente in un post su Facebook - richiama per la prima volta le normative della legge 281, riconoscendo che i gatti sono animali sociali che si muovono liberamente e quindi 'nessuna norma di legge ne' nazionale ne' regionale proibisce di alimentare gatti randagi nel loro habitat' e che i gatti che stazionano e vengono alimentati nelle zone condominiali non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo"'. Una sentenza definita storica dagli animalisti. Soprattutto perché, ad esempio, a differenza di Roma a Milano le colonie feline sono quasi
tutte condominiali, l'unica all'aperto era quella del Castello che però dopo i lavori di ristrutturazione oggi non esiste più. "Si tratta di una sentenza che rende giustizia a tanti amanti degli amici felini -
dice Leila Nur, vicepresidente di Aidaa - abbiamo deciso di diffonderla perché poco nota e perché proprio in questo periodo estivo nelle grandi città le colonie feline sono facile bersaglio di condomini che in agosto approfittando dell'assenza di chi si prende cura di loro durante l'anno cercano di allontanarli e a volte addirittura catturandoli.
Speriamo che questa sentenza serva finalmente da deterrente".

da TG1online 8 agosto 2011